sabato 28 marzo 2009

"La rivoluzione industriale, prima, e a maggior ragione, poi, l’epoca post-industriale hanno significato il rallentamento e la fine del travaso di conoscenze pratiche tra una generazione e l’altra: il saggio è diventato vecchio e l’imberbe protagonista della frontiera tecnologica. Anche per questo è aumentata l’incomunicabilità intergenerazionale e l’innovazione è troppo spesso vissuta in opposizione alla tradizione. Ciò ha contribuito ad “allungare la squadra” e a perdere di vista l’orizzonte complessivo."

Ci sono momenti nei quali tutto diventa più chiaro ... leggi una frase e quello che non ti spiegavi diviene all'improvviso lapalissiano. E' capitato a me quando ho letto un articolo di Paolo Preti sul Sussidiario del 24 marzo 2009. Rifletto su cosa è capitato a me uomo nel pieno delle sue energie, maturo nelle sue esperienze professionali. Arriva il ragazzotto londinese che ti insegna a vivere. Preti razionalizza quello che già sapevo dentro di me "la ricchezza stabile di un popolo, in particolare del nostro, è nella capacità di fare, non nell’architettura dell’affare". Gli uomini del fare che hanno tirato su le aziende devono riprendere il loro posto ora che è palese a tutti quell che hanno combinato gli imberbi protagonosti della frontiera tecnologica.

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